2003. I miei amici più cari/ sono pezzi ormai rari/ son con me tutti insieme/ fotografati da Adele...
sabato 9 dicembre 2017
mercoledì 19 agosto 2015
mercoledì 29 luglio 2015
Lunga riflessione notturna
Riflessione notturna.
Sono nato in una famiglia di Sinistra. Mio nonno materno era
comunista "per forza". Contadino del conte Agostini a Corliano, non
aveva altra scelta. E' morto a novantadue anni orgoglioso di aver sempre votato
"in alto a sinistra". Mio padre si era allontanato dal Pci dopo
L'Ungheria, votando socialista fino all'avvento di Craxi. Poi aveva
riabbracciato Berlinguer fino alla fine.
Dentro questa impossibile alternativa, essere di sinistra
per sangue, andai oltre. A quindici anni scelsi Lotta Continua.
Sofri la sciolse poco tempo dopo, ma i rapporti stretti a
quell'età in quella mitica via Palestro
e in un garage di Vecchiano mi hanno lasciato il segno e amicizie fraterne. Per
anni ho vagato nella sinistra "gruppettara". Il Movimento (troppo
bello), Dp. Poi basta. L'Arci e l'Arciragazzi sono diventati la mia casa.
Intorno ai trent'anni ho votato Pci la prima volta, Con convinzione. Poco tempo
dopo, mi hanno chiesto (Stefano Pecori segretario Pci di SGT) di candidarmi nella lista con la falce e
martello alle elezioni di San Giuliano del 1990. Mentre discutevo la
candidatura con i compagni che mi avevano addirittura proposto di fare
l'assessore alla cultura (che poi feci), Occhetto fece la svolta. Fui così
affascinato da Ingrao, che il quel periodo ebbi modo di conoscere di persona,
da Tortorella, da intellettuali come Zanardo e Natta. Diventai amico e lo sono
ancora di Marco Fumagalli che era stato segretario della Fgci dopo D'Alema e Beppe Brogi, tuttore al pezzo.
Pci-Pds-Ds... come diceva il Caimano, ma amico stretto di Rifondazione, fino
alla rottura del governo Prodi (una tragedia umana per me, rompere con
Rifondazione non fu facile, ma la Direttiva di via Fratti era chiara....).
Intanto nel '95 ero diventato Sindaco a 37 anni, ma la cosiddetta Minoranza
(Carlo Gori e Mario Giannini in particolare) in seguito, mi aveva anche chiesto
un impegno in segreteria provinciale. All'epoca mi sono sfinito in lunghe
riunioni politiche e amministrative, intorno al tavolo tondo, al terzo piano di via Fratti, con persone da
cui ho solo imparato. Carlo Cacciamano e Giancarlo Lunardi soprattutto e poi Floriani malvagiamente trattato male)
Fontanelli (richiamato in servizio) e la potenza dalemiana, Salvatore Senese, il Paci. Gino Nunes, Rossi, Lippi, Signorini Turini, Picchi e altri sindaci. Fausto Valtriani, Carlo
Scaramuzzino, Corsini. E Antonio Melani e Filippeschi segretario dal carattere difficile come ora e
Fabrizio Cerri e Ferrucci. E Chiti, Martini, Riccardo Conti, Fragai . Tutti di provenienza ex Pci e ciascuno con "un'inconsapevole anima in
divenire" ma ciascuno convinto di non spostarsi di un millimetro dalle proprie idee. E i congressi nazionali e locali e gli scontri e le cene dopo. La vecchia apparteneza, il bisogno di non discutere "sui fondamentali", teneva insieme tutto quanto e le amministrazioni di Sinistra
della provincia erano dignitose.Quando "inventarono" il Pd, facevo
l'assessore ai Lavori Pubblici. Fui preso alla sprovvista. E tutti a dirmi che sarebbe stato un bene per il futuro abbattere stecccati.
E che io sarei dovuto essere della partita perché ero il punto di riferimento
del Lungomonte sangiulianese. Dissi subito no ( a Fontanelli durante un
incontro testa, testa e mi dispiacque. Paolo non capì.), consapevole che la mia "carriera" finiva lì.
Non mi convinceva costruire a freddo una roba che metteva insieme culture
troppo diverse. Non avevo problemi a costruire alleanze, anzi ne sono stato fra i promotori, e in quel momento il mio presidente della provincia era un ex democristiano, con cui andavo d'accordo, ma un
partito per definizione ha dei paletti. Ci voleva tempo e tutti mi dicevano che
il tempo non c'era. E allora meglio dire no che farlo solo per il potere. La mia
esperienza politica non si chiudeva, finiva però un modus vivendi. Il tavolo
tondo, le riunioni in pochi per ragionare, il rapporto con i compagni più
giovani, far cui Francesco Nocchi (definito mio nipote). Le lunghe direzioni. gli interventi ai congressi davanti a
centinaia di persone. Il popolo col popolo che il Pd si tenne stretto.
Con me, oltre ad alcuni compagni cari di San Giuliano e altri sparsi nella provincia, non entrarono nel Pd due persone che porto nel cuore,
Scaramuzzino e Gori.
Negli anni, pur da un punto di vista diverso, ho mantenuto
sempre ottimi rapporti e ho perseguito l'alleanza da Sinistra col Pd. In fondo
Sel, la piccola formazione a cui ero approdato aveva come linea politica quella
delle alleanze e la Puglia di Vendola ne era l'esempio. Devo dire che anche i
miei rapporti con gli ex democristiani confluiti nel Pd e poi i Renziani doc,
sono sempre stati costruttivi, talvolta migliori che con i miei ex compagni; ma
con le radici non si scherza. Se fino ad oggi la segreteria Nocchi mi faceva
credere che un pezzo di me poteva essere rimasto in quella parte ex comunista
chevotava Pd, d'ora in poi tutto è venuto meno. Certamente con questo partito
in mano ai renziani, io continuerò ad avere rapporti sani, anche di scontro, ma
lealii. Stimando i suoi dirigenti e litigandoci come si fa in politica, senza
pensarci nemici, ci mancherebbe .Ma per me qualcosa è definitivamente cambiato, avverandosi quello che temevo quando dissi no a Paolo. Il
Pd odierno non ha più il dna che ho sempre immaginato avesse un po' mantenuto, anche nei periodi
di massimo scontro. Inutile fare l'elenco dei perché, è tutto troppo evidente.
Mi dispiace, ma non mi pento della strada di allora. E non
ho gli strumenti per modificare le mie caregorie politiche.
Al Pd auguro di ritrovarsi per il bene di tutti, perchè
questi sono tempi bui e così non può durare. L'alternativa non ce l'ho.
Personalmente ho ritrovato il desiderio di rincorrere come ho sempre fatto (bene
o male) la Sinistra di bellezza, che non lascia indietro nessuno. E questo
desiderio oggi mi può bastare.
martedì 28 luglio 2015
A proposito di uno spettacolo su Maria Callas
E' tanto tempo ormai che quando esco di casa lo faccio per andare in un posto preciso.
Quando abitavo "in paese"non esisteva la parola "esco".Dentro e fuori per chi è nato su una piazza erano la stessa cosa.
Sono cresciuto nel cuore di un piccolo paesino di provincia e ne porto tutti i segni.
Il bar, l'edicola, il tabacchino, la chiesa, il barbiere, il lattaio, a pochi metri il cinema e la chiesa. Le biciclette senza chiusura appoggiate agli scalini, sotto i platani.
La sezione comunista e la fonte con l'acqua fresca. Tutto nel raggio di 50 metri. Luoghi che sembravano stanze di casa tua. Dove fermarsi, come nel salotto buono di casa.
Ora è diverso. Esco per andare al cinema, ad una riunione, a comprare qualcosa. Prendo la macchina a volte, spesso in motorino. Mai esco per caso. Nemmeno per fare due passi. Oggi ci sono i luoghi attrezzati che raggiungi dopo esserti organizzato e così via.
Anche l'altra sera sono uscito con un obiettivo. Vedere uno spettacolo teatrale, in un luogo di Pisa che un tempo ospitava un cinema dei preti.
Io non sono esperto di teatro, né di cinema, tantomeno di arte in generale.
Ho visto però centinaia di film fin da bimbetto (potenza dei cinemini di provincia), tanti spettacoli teatrali e girato musei. Tutto grazie alla lungimiranza di insegnati che ancora oggi ringrazio e che mi hanno avvezzato ad approfondire le cose, studiandole, fino ad amarle. A portare sempre un libro con te, ovunque vai. Sono un dilettante appassionato della scrittura, come del resto lo sono della politica.
L'altra sera con G sono uscito apposta per vedere uno spettacolo di cui non sapevo nulla. La ragione principale era la conoscenza personale degli addetti ai lavori, ed ho avuto la fortuna di vedere una cosa eccellente. Uno spettacolo su Maria Callas. Elegante, garbato, colto e raffinato, gentilmente forte.
Passeggiando dopo per la città nell'afa di questa estate, riflettevo con G sulla moltitudine che in questi anni bui, esce così tanto per farlo, perché attratta "dalle luci della città", nelle quali ci eravamo immersi anche noi dopo lo spettacolo.
E ho pensato ai talenti in difficoltà, ai teatri che chiudono, ai cinema che faticano, ai libri che si vendono poco e di più se collocati accanto ai detersivi. Ai soldi che dicono non esserci, per promuovere idee .Per "tirare la gente" fuori dalle case, con un bisogno vero.
Ecco ci siamo, basterebbe un nulla e crederci un po'. "La semplicità che è difficile a farsi"... ripartire dalla Cultura e solo da quella. Investire senza paura nel futuro. Aiutare a riflettere, a confrontarsi. Stimolare il talento, accompagnarlo, coccolarlo.
Penso che invece di lavorare a costruire piccoli partiti, da assemblare in occasione di qualche tornata elettorale, bisognerebbe chiedere quale progetto culturale hanno in testa quelli che sognano di ricostruire la Sinistra di governo, che io amo chiamare di Bellezza. Cominciare a interrogarci sul "Che fare?" non sarebbe male.
Siamo maledettamente in ritardo
Imntanto, se vi capita, andate a vedere lo spettacolo sulla Callas. Apre il cuore e mette un tassello sulla strada giusta. Laddove c'è un lumicino che resiste bisogna andare.
Quando abitavo "in paese"non esisteva la parola "esco".Dentro e fuori per chi è nato su una piazza erano la stessa cosa.
Sono cresciuto nel cuore di un piccolo paesino di provincia e ne porto tutti i segni.
Il bar, l'edicola, il tabacchino, la chiesa, il barbiere, il lattaio, a pochi metri il cinema e la chiesa. Le biciclette senza chiusura appoggiate agli scalini, sotto i platani.
La sezione comunista e la fonte con l'acqua fresca. Tutto nel raggio di 50 metri. Luoghi che sembravano stanze di casa tua. Dove fermarsi, come nel salotto buono di casa.
Ora è diverso. Esco per andare al cinema, ad una riunione, a comprare qualcosa. Prendo la macchina a volte, spesso in motorino. Mai esco per caso. Nemmeno per fare due passi. Oggi ci sono i luoghi attrezzati che raggiungi dopo esserti organizzato e così via.
Anche l'altra sera sono uscito con un obiettivo. Vedere uno spettacolo teatrale, in un luogo di Pisa che un tempo ospitava un cinema dei preti.
Io non sono esperto di teatro, né di cinema, tantomeno di arte in generale.
Ho visto però centinaia di film fin da bimbetto (potenza dei cinemini di provincia), tanti spettacoli teatrali e girato musei. Tutto grazie alla lungimiranza di insegnati che ancora oggi ringrazio e che mi hanno avvezzato ad approfondire le cose, studiandole, fino ad amarle. A portare sempre un libro con te, ovunque vai. Sono un dilettante appassionato della scrittura, come del resto lo sono della politica.
L'altra sera con G sono uscito apposta per vedere uno spettacolo di cui non sapevo nulla. La ragione principale era la conoscenza personale degli addetti ai lavori, ed ho avuto la fortuna di vedere una cosa eccellente. Uno spettacolo su Maria Callas. Elegante, garbato, colto e raffinato, gentilmente forte.
Passeggiando dopo per la città nell'afa di questa estate, riflettevo con G sulla moltitudine che in questi anni bui, esce così tanto per farlo, perché attratta "dalle luci della città", nelle quali ci eravamo immersi anche noi dopo lo spettacolo.
E ho pensato ai talenti in difficoltà, ai teatri che chiudono, ai cinema che faticano, ai libri che si vendono poco e di più se collocati accanto ai detersivi. Ai soldi che dicono non esserci, per promuovere idee .Per "tirare la gente" fuori dalle case, con un bisogno vero.
Ecco ci siamo, basterebbe un nulla e crederci un po'. "La semplicità che è difficile a farsi"... ripartire dalla Cultura e solo da quella. Investire senza paura nel futuro. Aiutare a riflettere, a confrontarsi. Stimolare il talento, accompagnarlo, coccolarlo.
Penso che invece di lavorare a costruire piccoli partiti, da assemblare in occasione di qualche tornata elettorale, bisognerebbe chiedere quale progetto culturale hanno in testa quelli che sognano di ricostruire la Sinistra di governo, che io amo chiamare di Bellezza. Cominciare a interrogarci sul "Che fare?" non sarebbe male.
Siamo maledettamente in ritardo
Imntanto, se vi capita, andate a vedere lo spettacolo sulla Callas. Apre il cuore e mette un tassello sulla strada giusta. Laddove c'è un lumicino che resiste bisogna andare.
lunedì 25 maggio 2015
Alla fine della settimana.
Buonanotte.
Chiudo la settimana .
Ascolto Rava-Bollani, The Third Man.
G. è in viaggio per il mondo.
La mia ragazza giovane e bella è in giro.
Riordino le filastrocche perché la mia giovane editor mi ha detto che il tempo stringe.
E domattina si riparte, scuola, cooperativa, riunioni di lavoro e aiuto a Cecco nel poco tempo che rimane. Ma ne vale la pena.
In uno scaffale dove non guardo mai, oggi ho trovato un volumetto di Pazienza mitico.; Perchè Pippo sembra uno sballato. E dentro una lettera. Me l'aveva scritta Fabrizio Fabbri un po' di anni fa. Non la ricordavo. Il libretto si',la lettera no.Quando cominciò a sentire che la sua vita si accorciava prese regalarmi libri. I suoi libri, che per anni avevo letto e carezzato in quelle belle librerie dell'appartamento del villaggio 100 fiori.
Ricordo bene il Pasolini di Scritti corsari che ogni tanto rileggo qua e là e Balzac, uno dei suoi autori preferiti, lui che aveva studiato a fondo la letteratura francese., E Pennac e Benni. E poi Pazienza e la storia di Pippo. Appunto
Grande F. queste piccole filastrocche che riordino sono a te dedicate. Senza te e la tua smisurata amicizia, non le avrei mai scritte.
Ma l'Arciragazzi era una scuola di pensiero, che questa cazzo di città dovrebbe studiare. "Vogliamo un monumento ......"
In questi tempi bui mi manchi, anche se resto "un cazzone che gestisce il potere e deve fare compromessi" come mi dicevi quando ci vedevamo mentre facevo il sindaco. Tu che dal potete fuggivi sempre.
Ma ogni volta che mi trovavi, anche quando non stavi più bene,mi dicevi di fare ammodo e mi baciavi, sempre.
Se con fatica sono riuscito a farlo "quel mestiere" uscendone indenne è anche grazie a te amico mio, che continuavo a vedere.. Vaffanculo fratello. Che bisogno c'era di andartene così presto. La notte è ancora lunga e a me manca un chitarrista. Per questo ho anche smesso di cantare...
g.
Chiudo la settimana .
Ascolto Rava-Bollani, The Third Man.
G. è in viaggio per il mondo.
La mia ragazza giovane e bella è in giro.
Riordino le filastrocche perché la mia giovane editor mi ha detto che il tempo stringe.
E domattina si riparte, scuola, cooperativa, riunioni di lavoro e aiuto a Cecco nel poco tempo che rimane. Ma ne vale la pena.
In uno scaffale dove non guardo mai, oggi ho trovato un volumetto di Pazienza mitico.; Perchè Pippo sembra uno sballato. E dentro una lettera. Me l'aveva scritta Fabrizio Fabbri un po' di anni fa. Non la ricordavo. Il libretto si',la lettera no.Quando cominciò a sentire che la sua vita si accorciava prese regalarmi libri. I suoi libri, che per anni avevo letto e carezzato in quelle belle librerie dell'appartamento del villaggio 100 fiori.
Ricordo bene il Pasolini di Scritti corsari che ogni tanto rileggo qua e là e Balzac, uno dei suoi autori preferiti, lui che aveva studiato a fondo la letteratura francese., E Pennac e Benni. E poi Pazienza e la storia di Pippo. Appunto
Grande F. queste piccole filastrocche che riordino sono a te dedicate. Senza te e la tua smisurata amicizia, non le avrei mai scritte.
Ma l'Arciragazzi era una scuola di pensiero, che questa cazzo di città dovrebbe studiare. "Vogliamo un monumento ......"
In questi tempi bui mi manchi, anche se resto "un cazzone che gestisce il potere e deve fare compromessi" come mi dicevi quando ci vedevamo mentre facevo il sindaco. Tu che dal potete fuggivi sempre.
Ma ogni volta che mi trovavi, anche quando non stavi più bene,mi dicevi di fare ammodo e mi baciavi, sempre.
Se con fatica sono riuscito a farlo "quel mestiere" uscendone indenne è anche grazie a te amico mio, che continuavo a vedere.. Vaffanculo fratello. Che bisogno c'era di andartene così presto. La notte è ancora lunga e a me manca un chitarrista. Per questo ho anche smesso di cantare...
g.
domenica 26 aprile 2015
25 Aprile
E’ stato il primo 25 aprile, senza nessun impegno
istituzionale. Fin dal 1990 avevo sempre ininterrottamente rappresentato il
Comune di San Giuliano o la Provincia di Pisa nelle celebrazioni. Quasi sempre
alla Romagna, che è “casa mia”.
Anche quest’anno però, una decina di giorni prima, ho
cominciato i rituali di sempre. Come si fa col Natale.
Ho un bauletto dentro il quale negli anni ho riposto
materiali sulla Liberazione. Interviste, libri importanti, fotografie, articoli
di giornale …
L’ho riaperto come sempre e ho letto la prima pagina di
Appunti partigiani di Fenoglio ( la città… noi, loro…), poi ho “ripassato” la
pubblicazione della Resistenza nel comune di San Giuliano Terme. Ho riletto
alcuni interventi fatti negli anni in cui ero Sindaco; i documenti per
l’intitolazione della biblioteca a Uliano Martini e la via Panoramica a Sandro
Pertini. E gli appunti sulle prime riunioni per il progetto memoria, con i
testimoni del tempo.
Ho ripensato alla Brigata Partigiana “Nevilio Casarosa” e ai
suoi combattenti. Ne ho conosciuti molti, fin da ragazzo. Uliano, Danilo,
Giorgio, il maestro Menotti Bennati, e Renzo Vanni il poeta. Giuliano Filidei
il direttore e Otello. Alcuni ancora in vita, altri andati, col tempo.
Ho ritrovato un bellissimo intervento sulla Costituzione di
Salvatore Senese, che mi regalò per una iniziativa di circa venti anni fa.
E il materiale per un incontro che facemmo con Uliano
Martini e Giuliano Campioni “Dall’antifascismo all’antirazzismo”… sembra ieri.
E articoli su Stazzema e Marzabotto… Quanti viaggi, col fido
Alberto alla guida.
Ma stiamo al presente.
Una bellissima cena
al Circolo Arci di Migliarino, la sera del 24, per la raccolta di fondi a
favore del cippo di Sant’Anna di Stazzema, ha aperto le mie celebrazioni. Tanta
gente, tanti amici cari.
Poi la mattina in silenzio, salgo alla Romagna. Lì è sempre
vivo il ricordo dell’eccidio. Tante le vittime e Livia Gereschi e il parroco
don Bertini. E l’azione Cattolica che eresse un cippo alla memoria, dove mio
padre mi portava già all’età di tre anni, sulle spalle lungo i sentieri che
andavano a Quattro Venti.
Mi confondo fra decine e decine di studenti e insegnanti;
stringo mani, abbraccio persone che non vedevo da mesi. Mirella Vernizzi,
staffetta partigiana, richiama tutti all’ordine. Sorrido, ripensando a Eugenio
il Tonfo e Beppe Buzzigoli, quando vent’anni prima, il 25 Aprile del 1995 sotto
una pioggia battente, pensammo al Progetto Memoria. Ed ora eccolo lì, il più
grande regalo a tre cari amici comunisti
che non ci sono più.
Ma ormai si è fatto tardi, sono le 11.00; è tempo di andare
da Giorgio Vecchiani, il Presidente dell’Anpi.
E’ a casa sua, a Pisa. Non ha partecipato alle
commemorazioni perché indisposto. Ha compiuto 89 anni da poco. L’ho chiamato di
prima mattina avvisandolo che sarei passato a trovarlo. Mi aspetta.
Entro nell’appartamento accolto da sua figlia.
-Ciao Giorgio- E’ seduto su un divano, legge La Repubblica.
-Ti ci voleva il 25 Aprile per ricordarti del Vecchiani!- mi
dice severo.
Mi siedo accanto a lui e subito, non so perché, il pensiero
va a Uliano, morto il 1 marzo di vent’anni prima.
Il giorno del mio compleanno aggiunge con amarezza Giorgio.
Mi ricorda che pochi mesi dopo ad Uliano intitolammo la
biblioteca a San Giuliano.
Ero diventato Sindaco il 24 aprile del 95 e avevo fatto il
mio primo discorso ufficiale in occasione del cinquantesimo della Resistenza
all’Agrifiera. Ho ancora memoria della nottata passata a scrivere una
paginetta.
Giorgio parla, è sereno e lucidissimo.
Ha voglia di raccontare. E lo fa con ingordigia.
La Resistenza sui monti di Asciano, e poi il Partito
comunista, la famiglia e il suo lavoro all’Eca. E la tesoreria del Pci.
Diciassette anni nel consiglio di amministrazione dell’ospedale e la Pubblica
assistenza. E poi L’Anpi, ma anche il sindacato e la cooperativa per ex
detenuti.
Non sbaglia una data. Se sbaglio mi rimprovera come un
babbo.
Ricorsa Valentino Orsini e un documentario costato 300.000
lire, pagato dal partito. E i Taviani.
E felice che le giovani ragazze dell’Anpi l’abbiano chiamato
e che una volta alla settimana vadano a fare una riunione a casa sua. Si è
rivisto nell’intervista di 50 canale fatta il giorno prima e ha uno scatto di
vanità, mentre me lo racconta.
Ha tempo di parlare dei suoi viaggi in Russia, di De Felice,
dei partiti a cui non ha più aderito dalla fine del PCI.Anche Uliano fece lo
stesso, aggiunge.
Mi parla delle prime sale da ballo nel dopoguerra, di quella
in Corso Italia, gestita dal comitato antifascista.
Gli racconto dell’ iniziativa dell’Arci per questa festa
della Liberazione. Fare feste da ballo nei circoli e nelle piazze , in onore
del ballo che il comune di Milano dette dopo la Liberazione al Castello
Sforzesco con la regia di Strehler.
Gli brillano gli occhi.
Ad un tratto, suona il campanello. La figlia si affaccia e
dice- Sono arrivati!- Giorgio raggiunge il terrazzo, e giù nello slargo davanti
al suo palazzo, decine e decine di giovani in bicicletta lo salutano urlando.
E’ la “biciclettata antifascista” che fa gli onori al Comandante. Giorgio dice
poche parole di ringraziamento, senza dimenticare nulla di quello che conta.
Poi dal basso parte Bella Ciao.
Decine e decine di persone giovani e meno giovani col naso
all’insù. La gente del vicinato esce sui terrazzi e lui si commuove. Lo tengo
da dietro ritratto. Solo lui è affacciato.
Il mio 25 Aprile finisce qui sulle note di Bella Ciao,
cantate in mezzo ad una strada di Pisa.
Tornando a casa mi viene alla mente un biglietto che Giorgio
mi scrisse sulla porta in Provincia dieci anni fa.
Avevamo un appuntamento per parlare dell’Anpi ed ero in ritardo.
A casa riapro il baule degli scritti. Ruffolo e ritrovo il
biglietto giallo, ormai scolorato.
Leggo- “Non so com’è
l‘abitudine degli assessori. I partigiani avevano il difetto di essere
precisi. Ore 9.35.-
Saluti Giorgio Vecchiani
P.S. L’appuntamento era alle 9.30
La Resistenza
imponeva rigore. Quello che va ritrovato in politica, alla svelta.
domenica 19 aprile 2015
lunedì 30 marzo 2015
Edizione straordinaria: 100 anni
Un episodio per ricordare
Pietro Ingrao
1990.Pisa Cinema Odeon, sala strapiena, congresso della svolta del Pci.
Da pochi mesi bazzicavo assiduamente il Partito Comunista. Avevo messo anni per superare la diffidenza che avevo nell’"apparato" e solo quando mi ero deciso,candidandomi a San Giuliano nella lista con la falce e martello, Occhetto aveva proposto “la svolta”. La cosa non mi era piaciuta e per contrastarla avevo scelto le ragioni di Ingrao, che amavo da sempre.
Pietro Ingrao
1990.Pisa Cinema Odeon, sala strapiena, congresso della svolta del Pci.
Da pochi mesi bazzicavo assiduamente il Partito Comunista. Avevo messo anni per superare la diffidenza che avevo nell’"apparato" e solo quando mi ero deciso,candidandomi a San Giuliano nella lista con la falce e martello, Occhetto aveva proposto “la svolta”. La cosa non mi era piaciuta e per contrastarla avevo scelto le ragioni di Ingrao, che amavo da sempre.
Tre mozioni in ballo si confrontavano quel giorno.
Sul palco:per la mozione 1 (di Occhetto) Massimo D'Alema
per la mozione 2 Ingrao stesso
per la mozione 3 (di Cossutta) Gian Mario Cazzaniga
D'Alema "pisano d'adozione" aveva molti amici in città e quelli a lui più vicini sapevano che non era convinto della svolta. Le sue perplessità erano comuni a molti suoi sostenitori, segretario di via Fratti in testa.Massimo D'Alema stette però alle regole, e non derogò al suo compito, inerpicandosi in un discorso intelligente come sempre, ma gelido... come il suo carattere.
Sul palco:per la mozione 1 (di Occhetto) Massimo D'Alema
per la mozione 2 Ingrao stesso
per la mozione 3 (di Cossutta) Gian Mario Cazzaniga
D'Alema "pisano d'adozione" aveva molti amici in città e quelli a lui più vicini sapevano che non era convinto della svolta. Le sue perplessità erano comuni a molti suoi sostenitori, segretario di via Fratti in testa.Massimo D'Alema stette però alle regole, e non derogò al suo compito, inerpicandosi in un discorso intelligente come sempre, ma gelido... come il suo carattere.
Cazzaniga rivendicò il Comunismo e la coerenza alla bandiera. Epico e
professorale...
Ingrao aveva un foglietto in mano. Parlò e ci parlò. La sala acoltava in silenzio. Commosse tutti, anche i più convinti della svolta.
Fu grande e poetico. Anticipò la Sinistra di bellezza allo stato puro.
Indimenticabile.
Ho chiaro che questa è una piccola ricostruzione personale e di parte; ma che un "comunista acchiappanuvole" (come lo definivano i suoi detrattori) compia 100 anni e che nella vita abbia sognato, scritto poesie e approfondito il cinema, mi fa sperare che il mondo si possa cambiare governando da Sinistra, senza rinunciare alla giustizia sociale e alla bellezza che la fa grande.
Senza la quale, che sinistra sarebbe?
Buon compleanno per i tuoi 100 anni, Pietro Ingrao.Ingrao aveva un foglietto in mano. Parlò e ci parlò. La sala acoltava in silenzio. Commosse tutti, anche i più convinti della svolta.
Fu grande e poetico. Anticipò la Sinistra di bellezza allo stato puro.
Indimenticabile.
Ho chiaro che questa è una piccola ricostruzione personale e di parte; ma che un "comunista acchiappanuvole" (come lo definivano i suoi detrattori) compia 100 anni e che nella vita abbia sognato, scritto poesie e approfondito il cinema, mi fa sperare che il mondo si possa cambiare governando da Sinistra, senza rinunciare alla giustizia sociale e alla bellezza che la fa grande.
Senza la quale, che sinistra sarebbe?
domenica 31 agosto 2014
Una settimana alla volta
Commiato da un luogo speciale.
Ci voleva una data importante, per un'importante decisione. Eccola qua, il 31 Agosto.
Come ho già spiegato tante volte, vivo questo giorno come l'ultimo dell'anno. Quello vero.
Il 31 Dicembre non è altro che una cena. Baci a mezzanotte e niente più.
Il primo di Settembre invece si ricomincia.
Ecco allora ché oggi per me è un giorno speciale. Il preludio della ripartenza.
"Settembre è il mese del ripensamento..." cantava Guccini.
La stessa sera di quattro anni fa, nel 2010, pubblicai il primo post del blog.
Un'idea indotta dal dolore. La voglia di socializzarlo per ri/cominciare.
Il mio scritto di allora era dedicato a Fabrizio Fabbri che ci aveva lasciato da nemmeno due mesi.
Corredai tutto con una foto scattata da mia figlia a 11 anni,che poi è diventata la copertina del blog e che lo ritrae insieme ad altre persone speciali.
Nel fare quel gesto, mi pareva che tutto si sarebbe fermato in quella immagine.
Apri il blog,vedi i tuoi amici più cari e il dolore si attenua. Il tempo si ferma.
E tu scrivi cose. Questa è stata ed è la mia "terapia"... che mi ha ancorato alla vita vera, pur percorrendo strade dissestate.
Anche il mio librino, Molina mon amour è nato in questo luogo, così come le mie filastrocche che presto si vestiranno a festa. E poi scritti di vita quotidiana, foto, ma soprattutto un contatto intenso col mio mondo.Un piccolo, piccolissimo pezzo di storia di questi quattro anni movimentati. Un punto di vista certamente di parte. Oggi si chiude ed altre cose si apriranno....ma questa esperienza, gli scritti, le immagini, "Una settimana alla volta", prendono commiato e salutano.
Questa sera la testa è già al domani. La rotta è di nuovo tracciata, tanto mare è alle spalle.
Buon anno a tutti voi e buon futuro.
gs
Sempre a fianco di don Luigi Ciotti,
che mi ha aiutato a distinguere meglio le sfumature dei colori.
venerdì 29 agosto 2014
Una settimana alla volta
..... la trionferà!
Da solo sulla spiaggia sul tardi della sera
con gli ombrelloni chiusi che annuncian la bufera
e il tramonto rubato da nuvoloni scuri
le stuoie sbattacchiate che paiono tamburi...
Ti incanti a rimirare, alta tesa nel vento
una bandiera rossa colma di struggimento
ma tu non gli dai retta come facevi un tempo
e ti tuffi di fretta correndo controvento
e mentre ti accapigli fra le onde in mezzo al mare
la guardi sventolare.......là rossa, da baciare.
martedì 26 agosto 2014
lunedì 25 agosto 2014
"Sono andato a letto presto"
Di mattinata, sono le sette e sta andando al lavoro a Pisa.
Mi fermo a prendere un caffè in un bar storico sull'Aurelia, che a quell'ora è già aperto.
Metto in conto di dover incontrare qualcuno che conosco. Entro zitto zitto e agguanto al volo La Gazzetta dello Sport che un omino ha appena abbandonatoo su un tavolino. Mi avvicino al banco e ordino. La signora che staziona da anni dietro la macchina, parte in quarta e mi serve in dieci secondi. Occhi sul giornale, penso che ce la farò. Nessuno che conosco. D'un tratto sento una "stintignata" alle spalle che quasi mi fa versare il caffè. Un abbraccio pesante. -"Come stai vecchio birbante!"- E un uomo che è stato sempre al "razzolo" della politica.- "Cosa stai facendo? E' un po' di mesi che non ti vedevo in giro."-Insiste-"O perchè non hai rifatto il Sindaco a San Giuliano? Tanto dalla Provincia vi mandano via a pedate!"- A PEDATE, dice proprio così. Lo guardo di traverso e un po' continuo a sbirciare le notizie sulla Juve. Mai ho avuto confidenza con costui, anche se lo conosco. Ma si sa, siamo nell'era della politica che fa a secchiate e vale tutto.....
Azzardo una manovra dissuasiva- "Meno male che Vidal resta bianconero". E lui insiste facendo il simpaticone- "Oltre a essere un politico che mangia a uffo sei anche per la Juve?"- binomio che parrebbe essere nefasto di questi tempi. Mio nonno comunista e juventino, non avrebbe esitato un attimo a scomodare Togliatti e le classe operaia come tifosi della Juve. Io invece tento una difesa garbata.-"Guarda che io ho smesso, mi sono tirato fuori.Sono tornato a fare altre cose."
-"Ecco perchè era un po' che non ti si vedeva nei posti strategici (!!!). O cosa hai fatto questa estate?"
Mi viene una battuta alla De Niro scontata, ma la dico- "Sono andato a letto presto."
E lui ignorante come pochi- "Bene così ti sarai riposato....Pago ioooooo"- urla al cassiere-"anche a questo politico smesso, segna sul conto"- e lo dice forte per farsi sentire. Poi mi dà una pacca sulla spalla e inforca la porta.
Finisco il caffè, mi accerto che Vidal resti alla Juve anche quest'anno e lascio la Gazzetta sulla mensola, vicino al bancone. Poi mentre guadagno l'uscita, mugugnado fra me e me, dico - "Bella mi secchiata... ma di merda" Fuori la mattinata è fresca. Sono in orario. C'è il tempo di andare a fotografare la piazza dei miracoli, con le nubi alle spalle....Alla fine dell'anno potrei fare una mostra di cieli, con davanti la torre. E' un'idea. Bisogna andare a letto presto però, e bere il caffè a casa, la mattina.
giovedì 14 agosto 2014
Il Nanni
Ho colto da lontano una polemica sulla partecipazione giusta o sbagliata di Renato Curcio ad una iniziativa culturale. Non ne conosco le ragioni e non sono in grado di giudicare.
Racconto invece la storia di una mia amicizia cara.
Non so quanto c'entri, ma essendo in questi giorni l'anniversario della morte di Giovanni Ciucci, lo faccio volentiri.
Nanni era più grande di me.
L'avevo conosciuto a Nodica in un garage dove c'era la sede di Lotta
Continua, avevo 17 anni.Racconto invece la storia di una mia amicizia cara.
Non so quanto c'entri, ma essendo in questi giorni l'anniversario della morte di Giovanni Ciucci, lo faccio volentiri.
Nanni era più grande di me.
In quel fondo si riunivano un gruppetto di giovani di provincia dei comuni di Vecchiano e San Giuliano. Molti di loro giovanissimi.
Estremisti di periferia, lontani dalla claustrofobia intellettuale cittadina e con la frenesia del dopo riunione, che molto spesso, nei mesi più caldi, portava tutti al Principino in Versilia, dove il Pazzo, la notte, smessi i panni di barbiere rivoluzionario, faceva il dj e ci faceva entrare gratis.
Accio, il "segretario" già con passioni di poesia sperimentale, ci costruì anche una performance con tanto di disegni. L'estremista provinciale che sente odore di Versilia e a tarda notte dopo la riunione, e il volantinaggio sui problemi dell'Italsioux di Migliarino, ripone l'eskimo e indossa la camicia bianca, che tanto piace alle straniere, e si fa carpire dall'Aurelia fino al lungomare del Forte.
Ma Nanni era diverso, aveva già un lavoro, faceva il ferroviere e il sindacalista. E aveva moglie e figlioli.
Era bravo, determinato, pacato. Aveva testa sulle spalle.
Lotta continua nel '76 chiuse i battenti. Quelli dopo furono anni terribili e complicati."Ci sciogliemmo nel movimento". Frase passata alla storia ahimè!
Nanni fece in tempo anche a candidarsi in una lista della sinistra, alle elezioni pisane del 1980. Poi dopo poco sparì. Si diceva fosse entrato in clandestinità.
La mitica cellula dei ferrovieri delle BR salì ben presto alle cronache.
Erano tempi quelli, dove poteva accadere di tutto. E tutto accadde
Nessuna notizia di lui per lungo tempo e poca voglia di parlarne. In quella fase di gran confusione, eravamo impegnati a condannare il terrorismo, rivendicano con forza i nostri ideali; e quel fatto ci faceva male. Mai avremmo pensato a quella scelta estrema. Ma immaginavamo tutto…. come cantava Baglioni.
Poi il suo nome venne a galla.
Il rapimento Dozier (capo della Nato in Europa), uno degli ultimi colpi di coda delle Br. Savasta, la colonna veneta e il carcere duro.
Il pentimento e la legge sui pentiti.
Su quest'ultima questione in molti si divisero, anche fra compagni di strada.
Il pentitismo era una brutta bestia e chi odiava il terrorismo da sinistra, disprezzava ancor di più chi lo praticava, facendo nomi e raccontando brutte storie…
Pertini, alll'epoca, "Presidente della Repubblica", nonostante la legge sui pentiti funzionasse, ebbe a dire che i pentiti la Resistenza li fucilava.
La notizia di “Giovanni Ciucci brigatista” apparsa su tutti i giornali, col tempo cadde nel dimenticatoio.
Di Nanni non si parlava quasi più, salvo per informarci in quale carcere speciale stesse e se fosse ancora vivo. Non so se qualcuno abbia mai potuto vederlo. Forse i fratelli, che non l'hanno mai abbandonato.
Quando dopo tanto tempo ci riparlai, gli chiesi conto di tutto.
Lo feci una sera di molti anni dopo, in una casetta di un paesino che lo ospitava per la sua nuova vita. E lui mi spiegò.
Non mi convinse fino in fondo, ma cominciammo a frequentarci con un ottica diversa. Come due amici che parlavano di futuro e con piacere.
Aveva scontato tutto quello che doveva.
Aveva pagato duramente Anche violente percosse e soprattutto un ostracismo veemente, da parte di alcune persone un tempo vicine, che lo inquietava molto, anche se ne parlava poco.
Fortunatamente per lui, non aveva fatto danni materiali, nel senso che non aveva mai sparato a nessuno e questo “tecnicamente” ai fini dlla condanna aveva contato; ma aveva buttato via la vita.
Famiglia perduta e coscienza da ricostruire.
Ma Nanni aveva un'anima. Appena reincontrato lo capii.
Stava facendo i conti col suo passato, un percorso doloroso e silente.
Alla fine degli anni ottanta era venuto ad abitare nella canonica del prete di Colognole, che era un suo compaesano di Nodica, e iniziò a fare l'operaio in una cooperativa agricolo forestale.
Reinserimento sociale, si diceva allora.
Con umiltà, lontano da tutti.
E’ lì, in un paesino “lontano da dove” che abbiamo ricominciato a frequentarci. Prima annusandoci e poi con grande affetto. Quindi a parlare senza protezioni.
Rifletteva sugli anni alle spalle con pacatezza, si prendeva colpe senza chiedere sconti alla coscienza, elaborava con serietà ma guardava avanti. Voleva il futuro, come l'aria.
Sapeva bene che, agli occhi di chi il terrorismo l’aveva subito sulla pelle, non sarebbe mai stato riabilitato. E questo era un cruccio con cui avrebbe dovuto convivere tutta la vita che accettava. Avendo chiara la condanna che si portava dietro.
Una cosa che lo faceva stare bene era l'avere recuperato il rapporto coi figli, lasciati in tenera età. Della moglie invece era diventato un amico, come amava dire. E questo lo rasserenava.
In pochi anni era diventato Direttore Generale dell'azienda dove lavorava, contribuendo al salto di qualità che ne ha fatta una delle più importanti della Toscana.
Sul lavoro era amato da tutti, e sapeva fare "il capo" con grande fermezza e umanità..
Aveva anche riacquistato il diritto di voto ma non si interessava direttamente alla politica.
La guardava con distacco. Aveva già dato troppo. Gli era bastata, diceva scherzando.
Aiutava tutti quelli in disagio.
Nel periodo in cui sono stato all’AC di San Giuliano, ha fatto lavorare molte persone in difficoltà che spesso gli segnalavo.
Era fiero di costruire lavoro per chi ne aveva bisogno. Era una sua forma di riscatto. Aiutare gli ultimi, sempre.
Era un uomo rinato che aveva imparato a sorridere di nuovo ed a riassaporare la felicità. Si capiva che stava bene e percepiva la stima degli altri.
Poi se è e andato, troppo presto, un giorno d'agosto, dopo una malattia che l'aveva debilitato ma non sopraffatto.
Ho ancora davanti l'immagine gioiosa nella sua ultima casa di Avane, che stringe fra le braccia la piccolissima nipote, sapendo già da tempo di essere malato.
A sessantanni aveva "ricoltivato" l'amore, contraccambiato, per una grande donna, con la passione di un adolescente; e quella è stato la sua ancora finale.
Poco prima che morisse sentii il bisogno di regalargli un libro la cui dedica diceva “ai barricadieri di sempre”. Lo guardo e mi disse- “Prendimi anche per il culo...”
Questo era Nanni. Uno che aveva riconvertito in positivo la sua passioni estreme senza perdere l'impegno per la giustizia sociale e ritrovando il sorriso di un tempo. Tutto attraverso un percorso dolorosissimo.
Un uomo tenace fino all’ultimo. Chiunque nell'azienda, che ha contribuito a far crescere, sente pronunciare il suo nome, si mette sull’attenti.
Penso che ci voglia misura oggi nel giudicare chi in passato ha avuto percorsi difficili.
Pagando di persona e scontando fino in fondo la pena inflitta.
Questo certo non significa restituire il dolore a chi all'epoca l'ha subito, che ha tutto il diritto di non perdonare. Ci mancherebbe
Credo però che in generale una società matura debba fare i conti con il passato chiudendo una fase della storia che ormai abbiamo alle spalle. Se così si ragiona, si fa un buon servizio al futuro.
Non farlo alimenta solo inquietudine.
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